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venerdì 30 aprile 2010

nel presente

(Zabriskie Point)

Se nel presente è l'amore, allora in passato non ho mai amato. Cosa si è spacciato per amore?
Se amore significa non aver mai versato una lacrima, allora in passato non ho mai amato. Chi ha rubato il mio pianto fingendosene degno?
Se amore significa preferire il sorriso sereno al tumulto del cuore inquieto, allora in passato non ho mai amato. Quando ho lasciato sprecare i battiti ormai perduti?
Se amore vuol dire trovare un posto senza doverlo cercare, allora in passato non ho mai amato. Dove è sepolta la mappa delle mille impossibili strade perdute?
Se amare è così facile senza dover anelare a dolore e turbamento e mistero e silenzio, allora in passato non ho mai amato. Perché pensare al passato?

Le risposte sono

sabato 28 novembre 2009

Io pratico l'intensità


"Ma se c'è anche una sola speranza di tornare alla cultura dell'intensità, bisogna provarci...
Bisogna dare luce alla poesia, perché la poesia invoca luce, anche se, in fondo, la poesia migliore è sempre quella dell'oscurità'".
(Nick Cave)

Io pratico costantemente l'intensità, il problema è che - abbandonata l'oscurità sulla via dell'amore - la luce sprigionata dalla mia poesia mi rende invisibile e la mia intensità la nota solo chi non si è lasciato accecare.

domenica 30 agosto 2009

Il mio futuro

(Henri Cartier-Bresson)

La vita che mi aspetta
(Autunno, mi manchi... sbrigati ad arrivare
devo tornare a respirare
e andare, andare, andare
a pieni polmoni, l'aria fredda che mi taglia la faccia
e veloce il mio battito per scaldare il corpo
per andare, andare, andare
finalmente respirare...

mi aspetta un futuro così:
andare
respirare)

domenica 2 agosto 2009

Dea


Aspettami, ti prego.
Devo ancora dirti che...
Devo ancora darti tante cose.

Sogno l'impossibile: diventare dea per un'ora sola.
Un'ora e basta e toccarti le vene per pulire il tuo sangue.
Occhi che tornino a vedere bene il sorriso dei tuoi figli.
Orecchie che ritrovino il giusto suono delle loro risate cristalline.
Palato che riassapori tutti i sapori e ne chieda di nuovi.
Gambe agili, muscoli forti, pelle fresca e rosa.
Sangue nuovo e rigenerante.
Un'ora da dea mi basterebbe a realizzare il tuo/mio sogno.

Quando dormo, faccio un bel sogno, sogno l'impossibile.
Quando mi sveglio, vivo l'incubo di ogni istante che fugge e ti porta via da me.
Aspettami, ti prego.
Devo darti tante cose.
Devo dirti che... (che?)
Avrò forza, coraggio, fortuna e tempo?
Nel frattempo...
Io non sono più io e di certo non sono una dea.

E ho più paura di te e mi maledico per questo.

sabato 16 maggio 2009

Just Another Saturday Night Show of Mine

(Wait for me
It's worth it!
It's time to start my show
and I will show you that...)

Here I come, as I always did
and I won' t be here, as usual.
If you want an imagine of me tonight
Think of the cold air
and breathe it

Here I come, as I always did
and I won't be here, as usual.
If you want to reach my soul tonight
You'd better give it up
and let me go

Here I come, as I always did
and I won't be here, as usual

I, as usual

sabato 2 maggio 2009

Advice to myself


I won't think twice
'cause I live once

(addenda:

A volte uno è uguale a zero.

Quello che pesa veramente è l’assenza delle cose desiderate.

Conta a volte solo quello che non c’è ed è un male.

Sopravvive in bocca solo quell’unico sapore immaginato.

Non s’avverte odore di ciò che abbiamo accanto.

Si chiudono gli occhi, ma l’immagine non sfuma.

Si diffonde silenzio, ma dentro le parole sono urla.

Si è feriti quando si è invisibili, si è colpiti perché invivibili.

Si muore quando si è non vissuti e non voluti.

Ci si sente finiti quando si è un numero finito, come uno.

A volte uno è uguale a zero.

E due è l’infinito, finalmente compreso.

Ma l’infinito non è luogo di pace garantita.

Capita a volte di sperare di non dover più sperare.

I sogni più belli diventano spaventosi.

Il desiderio di felicità provoca paura e paralisi.

La ricerca della pace porta alla guerra e alla possibile sconfitta.

Il desiderio mi uccide già solo vivendolo)

giovedì 30 aprile 2009

Vacuum

Vedi vibrare la luce verde,

Vuotare! È il suo voto

Verbo di vivido verde

Via libera! È il suo veto

Vuotare, versare, vacare,

Vagare in vacanza.

Vola via dal vuoto vacuo,

Verso il vuoto nuovo

Vibra al suono delle v

V come due ali,

V come vita volante

Vita vacua, vuota e vacante

Vita da riempire, finalmente

Via la vana zavorra,

Vattene, vola via, va in vacanza

Vaga, divaga, girovaga

Volteggia vagabonda

Valore è vagare, virare

Vale voltare,

Vai via

Vale il vuoto, vi è la verità

Vena da vuotare

Vena in cui versare verde acqua

Vento vivo a venarne le onde

Volere il vuoto

Volere contro il vuoto

Voglia che vede nuova vita

Vuoto che veleggia via e va lontano

Valigie vecchie da vendere

Via da me, via, volare

Vuoto tutto, via il vecchio

Vendo tutto ciò che non vale più

Voglia nuova per una nuova vittoria

Verde valle da visitare e vincere

Vado in vacanza, una valigia vuota…

Vengo a riempirla.



sabato 25 aprile 2009

Perduto

(Victor Hugo, Ma destinée - 1867)

Perduto

Fidarmi di te

Il più grande dono

che tu possa custodire

Nell’istante che te l’offro

Ahimè

Il mio destino da te

È guidato

Poi

smarrito

sbalzato fra le onde

da un mare a me sconosciuto

Trascinato

Perso nel tempo

Oramai mai più

Trovato.

(Mura?)

giovedì 23 aprile 2009

Il ragno e la rete

(Images and Words: Vex the Dude & Olga)

RAGNO

Senti il calore della luce

scivolare sulla nuda nuca

mentre scende si fa fredda

e buia bestia cupa diventa.

Non ti volti non ci riesci e non vuoi

il ragno si muove e prende la mira


La luce non ha colpe:

niente è cambiato

c’era una lampadina

ma tu vedi un ragno.

Il bianco ti ha accecato

Il nero ti sta cancellando


io vedo tutto il bianco

ma tu senti il nero

Io guardo te paralizzato

ma tu non vedi niente.

Gli occhi tuoi due tagli

la bocca tua una muta linea scura


Senti il ragno muoversi piano

sta per scendere su di te

e la perfetta simmetria

della sua tela sottile

nascerti dentro.

Attorno rimane la luce


una luce inutile ormai

non ti muovi, sei paralizzato

e tutte le cose

e tutte le persone?

Ma tu non riesci più a vedere,

non vuoi più voltarti a guardare.


La ragnatela lenta cresce

come la luce all’alba

ti ha riempito e prosciugato.

La alleverai e lei sarà solo tua,


la tua rete




RETE

Ormai sei perduto e invece di darti come sei
passi il tempo a disegnare
croci colorate come cornici ai tuoi occhi
che gli altri vedano le croci
ma non i tuoi
bellissimi feriti straziati e ciechi occhi

non contento di nulla
ma felice della tua passiva resa
stai per fare un passo indietro verso lei
lei la tua creatura
ti sussurra all'orecchio con voce scura:
mi hai creato tu, tu mi hai voluto

mi hai nutrito e allevato
hai donato via tutta la luce in cambio della mia oscurità
ora vieni qui
lascia che io ti ripaghi
vieni da me
smettila di fingere ciò che non sei più

con me non sari più pagliaccio ma uomo
ti toglierò ogni traccia di bianco cerone
cancellerò la croce ti dipingerò un sorriso
vieni da me, la tua rete

lasciati avvolgere

mercoledì 22 aprile 2009

Io, pure stavolta...

...sopravvivo e scruto.
Ancora macerie, ma l'orizzonte è intatto.
Io, pure stavolta,
sono già .

martedì 21 aprile 2009

Lu-x


Guardo il mio riflesso per l'ultima volta
tornerà la luce e io scomparirò.
Sarà bello non vedere più il mio riflesso,
sarà magnifico dire: "sembra luce,
ma in realtà sono io
e sarò ovunque vorrò".

Sono io che mi creo la luce.
Voi, se vorrete, potrete avvicinarvi.
Riflettetevi pure,
ma non toccatemi.

Che la luce rimanga solo mia.

Ne ho talmente bisogno,
che spero mi accechi.

sabato 11 aprile 2009

That's me, tonight...

... tonight, not as fragile as I may seem.
Not at all.
Goodnight.

I stop to weep,
and go to sleep
even though I know
I'm not part of that dream.
I dont' t want to be part of anything
I'll be the dream.

Sure,
sooner or later
I'll be the ...

Goodnight

martedì 7 aprile 2009

Pseudoamica (Poesia a Piccoli Passi)

Persona
Persa
Perde
Perdòno,
Perdìo!

(Perchè
Pure la
Pazienza
Prima o
Poi
Protesta,
Piccola e
Patetica
P****na,
Pardòn,
Persona!)
(Puro Pastiche di Parole, Perdonatemi...)

domenica 5 aprile 2009

Calligrammes: L'épée

it's
all
so
quiet
n
o
n
e
e
d
s
a
t
l
a
s
t





(Apollinaire, è inutile che ti rivolti nella tomba: non può sentirti/vederti nessuno, fattene una ragione)

domenica 15 marzo 2009

venerdì 27 febbraio 2009

Amore nero

Galleggiamo in mare di acqua e sale
tra tonde pareti di vetro, ci pare normale
Non parliamo, non ci muoviamo, siamo olive
ma siamo creature… siamo tutte vive.

Vero è infatti il nostro cuore di legno
nera la pelle, per un oscuro disegno
In questo mare di sale, noi si langue
ma d’olio saporito è il nostro sangue.

Tutte nere, tutte uguali in apparenza
ma una è speciale, è la mia sofferenza
Dolore l’amore per me comporta
lei sa o forse no, ma poco importa.

Non posso muovermi, scendere da lei
per farmi notare, cosa non farei!
Destino, mi hai fatto impotente
perché mi odi? non ho fatto niente!

La amo dall’alto e posso solo guardarla
lei non si muove, non mi nota, non mi parla
È solo nel dolore che può essere capito
il disumano, feroce concetto d’infinito.

Ecco allora che, per sfuggire alla triste sorte
di un amore non vissuto, s’invoca la morte
È nella morte la speranza di una scappatoia
se questa vita è dolore, allora la morte è gioia.

Vivo immobile, non posso suicidarmi
solo alla speranza posso affidarmi
Ma proprio quando tutto sembra perduto
sento sopra di me un rumore conosciuto.

Viene ora il dio di carne col tridente
scoperchia il cielo di metallo lucente.
Pare che di noi egli non sia mai sazio
incurante come fato davanti allo strazio.

Un occhio nero silente sulla nera massa
subito adocchia un’oliva bella grassa
E ora…prende lei… Non puoi farmi questo!
Suvvia, prendi anche me, ma fai presto!

Prego dio d’infilzarmi il forcone cromato
lo supplico di dar fine al mio dolore salato
Gli prometto in cambio speciale sapore,
perché ha speciale sapore chi vive d’ amore.

Voglio seguire lei, in quel misterioso buco
scenderle dietro in quel tunnel di muco
E confidando per una volta nella corrente amica
tenterò di raggiungerla in men che non si dica.

Cercherò di avvicinarla, azzarderei un tocco
la affiancherò nella corsa verso lo sbocco
Mi scioglierò con lei in un umido amplesso
sperando nella sosta in un buio recesso.

Mescolate in una tenera poltiglia
finalmente saremo nuova famiglia
Evacueremo insieme dal tunnel del dio umano
e verso il mare dell’aldilà ci daremo la "mano".

(Olga)

La prossima volta tocca ai peperoni... un amore pesante. e per la poesia sull'orgia aspetto l'ispirazione da caponata di cozze... mmhh, no, le cozze non trombano, mi dicono.

Ah, beh. Allora, facciamo che le cozze si mascherano e che quindi possono trombare pure loro.

La maschera, nella sua infinita bugia, è pura democrazia.

(Basta col delirio e basta con le olive, Olga. Ti si ripropongono...)

sabato 14 febbraio 2009

Ce n'est qu'un...

Ce n’est qu’un songe,

Mon ange


Cette image que je porte dans mon coeur

C’est le songe dont maintenant j’ai peur


Mais ce n’est qu’un songe,

Mon ange


Je vois mon amour vain tomber par terre

Mon pauvre coeur rouler comme la pierre


Ce n’est qu’un songe,

Mon ange


C’est le destin qui me donne de la peine

Car il me dit que ce n’est pas moi la reine


Ce n’est qu’un songe,

Mon ange


Son silence fait du bruit, j’en sens le vacarme

J’ai si mal à sourire, je suis pleine de larmes


Ce n’est qu’un songe,

Mon ange


Je ferais mieux te murmurer Adieu

Mais c’est trop long, je ne suis qu’au milieu


Ce n’est qu’un songe,

Mon ange


Or, Je le sais, mon songe n’est pas le tien,

Donc, je voudrais te dire « Hé bien !


Ce n’était qu’un mensonge,

Mon... rien ».

(Olgà)


Le jour des amoureux va passer dans un moment,

Les songes et les mensonges ne demeurent pas longtemps.

Carla Bruni mi fa un baffo, tsé!



martedì 3 febbraio 2009

Silenzio

Il turbinio incessante delle parole dentro di me fa un rumore assordante
Fuori,
Solo silenzio

Sto imparando a guidare e reggo con mano sicura questo strano volante
Il motore,
Puro silenzio

La strada si srotola davanti a me, regina solitaria e viandante
I passi,
Cupo silenzio

Sto imparando a ripagare tacendo messaggi nella fuga disarmante
Il rifugio,
Nero silenzio

Il rifugio che è regalo alla mente e al suo vortice roboante
Dentro,
Caro silenzio

Basterebbe fermare quello sguardo e il suo suono…
Lascerei la corona, la spada
, il trono.
Niente
sudditi, non ho domande e non ho risposte, voglio vuota la mente.
La regina del silenzio ha ciò che più conta, la pace.
Non chiede più niente,
Tace.

domenica 1 febbraio 2009

STORIA DA MARE (in versi come le onde)

Pronta a fendere le onde
con le fiancate della mia nuova anima.
Anima che torna ad essere nave
dopo giorni di cantiere forzato.
Nave che ha bisogno di un nuovo varo.
Il mio cuore è un capitano sereno e possente,
la vita l’ha reso forte di polso, finalmente.
Ha una ruga in più e una cicatrice che vede solo lui.
Un fantasma che ognuno ignora e che,
solo quando è solo,
il capitano ogni tanto sente e accarezza, come ora.
E ora, è per sempre.
Come il mare.

In questa nave viaggia tranquillo, mio tesoro.
Non badare alle scosse del mare,
questo vecchio che spesso cerca di scrollarmi via,
le sue ondate come spallate sui miei fianchi.
Viaggia sereno, dentro la mia nave c’è una comoda stiva.
Una stiva che è anche un porto, dove altre navi attraccano,
chi per sempre, chi per un istante.
Un giorno il capitano scenderà nella stiva e noterà che tu sei sparito.
O che sei ancora lì.
Non gl’importerà, sa che comunque ci sei, ora.
E ora, è per sempre.
Come il mare.

Il mare oggi è calmo, domani non si sa,
ma non temere, tesoro mio, dovesse protestare,
il capitano baderà a te e a tutto il resto del carico.
Il capitano è l’ultimo ad abbandonare la nave, si dice.
Ma questa è la storia di un capitano che non abbandona mai.
Che non lascia mai nessuna cosa in balìa delle onde.
Non c’è naufragio, il capitano sa che non può essere.
Questo mare può cullare dolcemente o infuriarsi a morte, ma non ora.
E ora, è per sempre.
Come il mare.

Quando la nave sarà stanca,
il capitano allora se ne accorgerà
e studierà le carte per trovare una nuova isola.
Sceglierà la più bella, la più invitante,
che sappia di casa, anche se sconosciuta,
isola che possa offrire i suoi profumi più buoni.
Il capitano attraccherà e appena toccato il suolo,
grato le bacerà il suo orlo di veste di terra.
Poi tornerà nella stiva e deciderà cosa lasciare,
buono per altre rotte,
e cosa portare con sé, ora.
E ora, è per sempre.
Come il mare.

Oggi, nave rimessa a nuovo,
rivivrò in un’altra isola.
Ho cambiato ancora forma,
e nuova terraferma mi definisce.
Nuova terra mi aspetta.
Non ha fretta, il capitano, di raggiungere l’isola.
Si gode la brezza che domani può diventare furia d’aria,
le mani salde sul timone,
timone che è cuore da guidare.
Perché quando il capitano stringe il timone
nessuno capisce dove finisce la pelle e inizia il legno.
Cuore, timone dai muscoli di legno, forte e caldo.
Cuore, nave veloce e motore pieno.
Cuore, capitano silenzioso e sereno.
Cuore, isola di terra, dove tutto è saldo.
Cuore di me, la tua stiva.

Lì, ti sento riposare, tesoro mio.
E quando vorrai, ti lascerò andare.
Ma ti voglio cullare, ora.
E ora, è per sempre.
Come il mare.

(Olga, novembre 2008)